Recensioni

4.VII.2011 – Giuseppe Panella recensisce SH. Qui.

1.II.2011 – Giuliano Brenna recensisce SH su LaRecherche. Qui.

20.VIII. 2009Antonio G. Della Rocca, scrittore e poeta, recensisce Somnium Hannibalis su FaceBook.

Chiara Prezzavento, o del come da una ricerca storica accurata può uscire un romanzo psicologico di tutto rispetto. Parliamo di “Somnium Hannibalis” opportunamente sottotitolato “L’ultimo dei Barca, la cenere e il sangue”, Robin 2009.
Non è l’opera prima di Chiara in senso stretto – mi piace ricordare anche “Lo specchio convesso” che le è stato pubblicato come vincitrice del Premio Ateneo Ostigliese – ma è la prima con cui, come si usa dire, raggiunge le librerie.
In un giorno imprecisato del 191 a.C. Antioco III – sconfitto non molto prima da Roma alle Termopili – incontra Annibale, suo… ma cos’è Annibale per il re? un gradito ospite, un rifugiato politico, una sorta di ostaggio? oppure l’unico, il più grande generale dell’epoca, sconfitto solamente a Zama da Scipione (che perciò sarà detto l’Africano) ma ancora uno spauracchio per i romani?
In un pomeriggio ed una notte Annibale fa di tutto per convincere Antioco a tornare a combattere contro Roma, ed Antioco cerca di non farsi irretire dal vecchio generale, mentre nel suo intimo vorrebbe cedergli, vorrebbe provare ad essere come lui, ma è trattenuto sia da sentimenti di inconfessata invidia sia dalla intima convinzione di non poterlo fare, pur cosciente che a quel conflitto si dovrà arrivare. Detta così, può sembrare una cosa banale, ma non lo è affatto.
Nel continuum di un discorso in cui entrambi i contendenti sono maestri di dissimulazione e di tattica negoziale, in un contesto “asiatico” – se è lecito usare questo termine senza essere accusati di non essere politically correct – i due perseguono ognuno il suo scopo, con voltafaccia, giravolte tattiche, ritirate ed affondi che richiamano lo schema di grandi battaglie. Si affrontano rinfacciandosi – velatamente, ma con decise stilettate – quelli che considerano i rispettivi punti deboli, tra cui viene evocata anche la fides punica, la conclamata poca credibilità dei Cartaginesi in guerra ed in pace, accusa sdegnosamente respinta da Annibale.
L’Autrice riesce a gestire questo complicatissimo gioco di potere e di persuasione in virtù di una approfondita conoscenza storica e psicologica dei personaggi, ma anche grazie ad un uso del linguaggio che si adatta alla situazione senza diventare paludato, e comunque senza mai far cadere l’attenzione in virtù di una eccellente scansione dei capitoli, che corrispondono a delle microfasi di questa tenzone.
Ne risulta – come collaterale del certamen psicologico – un conciso ma particolareggiato affresco dei rapporti tra due mondi, quello romano e quello asiatico, in cui Roma assomiglia stranamente all’Occidente attuale nella sua tetragona convinzione di rappresentare l’unica Kultur e comunque quella destinata alla vittoria finale.
Non sveliamo alcunché – quella di Annibale è ormai storia, anzi Storia – dicendo che Annibale non riuscirà a convincere Antioco ad affidargli il comando dei suoi eserciti, cosa della quale in fondo siamo dispiaciuti. La storia, anzi la Storia, non si fa con i se, ma ci piace immaginare il Cartaginese che fronteggia di nuovo Scipione l’Africano e vendica la sconfitta di Zama. Invece sarà il fratello di Scipione, l’Asiatico, a sottomettere Antioco. Visto che poi – come previsto – si impelagò comunque in una guerra con Roma, permane il dubbio che forse avrebbe fatto meglio ad ascoltare la sirena Annibale.
La comunità degli scrittori – ma esiste tale comunità? a volte ne dubito – dovrebbe ricevere Chiara Prezzavento con una standing ovation dedicata ad una esordiente che ha tutte le caratteristiche – personali e tecniche – per essere già considerata una eccellente professionista. Nel mio piccolo io mi alzo, batto le mani e spero che altri mi seguano.

Antonio Della Rocca
Agosto 2009

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