Le battaglie

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218 a.C.  –  La Trebbia

In un’alba gelida e nebbiosa, Annibale trascina a battaglia il console TrebbiaSempronio Longo che,  imprudentemente, guada il fiume con cavalieri e fanti. Intirizzite e disorientate, le legioni romane si trovano schiacciate contro il fiume dalle ondate successive degli assalti cartaginesi, assalite sui fianchi e decimate. Si salvano poco più di 10000 Romani, e Longo si giustifica attribuendo la sconfitta al maltempo. 

217 a.C. – Il TrasimenoNiccolò Circignani, La Battaglia del Trasimeno

Nascoste le sue truppe nella fitta vegetazione sopra il lago Trasimeno, Annibale attacca a sorpresa il console Flaminio, che procede lungo la riva con 25000 uomini e nessuna precauzione.  Il prezzo per Roma è altissimo: oltre a Flaminio stesso, cadono ventimila morti tra Romani e federati. Due legioni intere.

216 a.C. – Canne Canne

Il capolavoro tattico di Annibale, una delle più celebri battaglie di tutti i tempi: di fronte alla schiacciante superiorità numerica dei Romani, Annibale li attira ad avanzare in mezzo alle ali del suo schieramento, che si chiudono sui fianchi delle legioni; l’assalto della cavalleria cartaginese completa l’accerchiamento dei Romani, che subiscono perdite pesantissime.

213-12 a.C. – Taranto Nave cartaginese

Annibale non ha i mezzi per condurre lunghi assedi: gli mancano gli uomini, l’equipaggiamento e il tempo. La città bassa cade per tradimento nel 213, ma 5000 Romani resistono, asserragliati nell’acropoli, da dove possono bloccare l’accesso al porto alla flotta cartaginese. Annibale, nel corso di una notte, fa trasportare una squadra di navi per via di terra, occupando il bacino fortificato. Questa mossa geniale, un prodigio agli occhi dei suoi e dei nemici, non basterà a conquistargli Taranto.

202 a.C. – Zama Zama, Cornelis Cort, 1567

L’unica vera sconfitta sul campo subita da Annibale che, con un esercito numeroso ma in gran parte raccogliticcio e una cavalleria insufficiente, concepisce un’altra meraviglia tattica, disponendo i suoi in modo da attirare progressivamente i Romani in una trappola a tenaglia. Ma questa volta, a comandare le legioni c’è Publio Cornelio Scipione, che non solo ha comprato la lealtà del principe numida Massinissa (con la sua formidabile cavalleria), ma ha imparato l’arte e le astuzie del grande nemico. Scipione non cade nella trappola e, con la sua cavalleria superiore, sconfigge Annibale e sancisce la fine della II Guerra Punica.

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