I Cartaginesi

 

I Barca Testa maschile di provenienza cartaginese, Louvre

I Barca (ma non si tratta di un cognome, bensì di un appellativo attribuito ad Amilcare e poi ai suoi figli) erano una famiglia della grande aristocrazia cartaginese. Con i loro disegni politici, la loro influenza e le loro forti personalità, condizionarono profondamente la storia di Cartagine, e non solo, per tutta la seconda metà del III Secolo a.C.

Amilcare meritò l’appellativo di Barca (“folgore”) al comando delle forze cartaginesi in Sicilia, durante la I Guerra Punica, e durante la feroce repressione dei mercenari mamertini ribelli. Spregiudicato, risoluto e ambizioso, dopo l’infelice conclusione della guerra ottenne dal Senato la nomina a Stratega d’Iberia. A partire da pochi avamposti commerciali, creò attorno alla città di Gades un vero e proprio regno di fatto, prospero e potente , base di partenza per la grande impresa di Annibale.

Asdrubale e Magone, figli di Amilcare, servirono sotto il fratello maggiore Annibale nella II Guerra punica. Asdrubale resse con fasi alterne l’Iberia fino al 208, quando partì per l’Italia alla testa dei rinforzi destinati al fratello. Magone seguì Annibale in Italia. Comandava un’ala della cavalleria alla Trebbia e, dopo Canne, tornò in patria per sollecitare rinforzi dal Senato. 

Asdrubale il Bello, genero di Amilcare, gli succedette nella carica di Stratega d’Iberia e lavorò con pazienza, astuzia e cautela a consolidarne il lavoro, evitando lo scontro aperto con Roma, fino al 221 a.C., quando cadde per mano di un sicario.

Annone il Grande

Fu avversario di Amilcare, legato ai sacerdoti del culto di Baal, e leader del partito contrario alla guerra durante la I Guerra Punica. Nell’intento di promuovere la politica della sua fazione, interessata a un’espansione in Africa, non esitò a smobilitare la flotta nel 244, lasciando a Roma la superiorità navale essenziale per la vittoria. A guerra finita, rifiutò di pagare i mercenari mamertini, provocandone la rivolta che Amilcare domò. In Annone, Annibale ereditò dal padre un nemico accanito, abile, influente e privo di scrupoli.

L’esercito cartaginese

elefante da guerraL’esercito di Annibale portava l’impronta del suo creatore come una spada forgiata espressamente e molto usata. Il genio tattico, le predilezioni, l’esperienza, le innovazioni di Annibale, tutto si rifletteva nell’organizzazione delle sue truppe. Amilcare aveva creato una fanteria pesante libio-fenicia, armata e inquadrata sul modello della falange macedone; Annibale la suddivise in unità più maneggevoli, le speìrai, e ne equipaggiò la maggior parte, anziché con le lunghe sarisse macedoni, con spade corte, adatte alla battaglia corpo a corpo. La cavalleria pesante era una forza d’élite, composta di nobili punici. Annibale spesso la comandava personalmente in battaglia. La mobilissima, versatile e micidiale cavalleria ‘leggera’ numidica, era una delle chiavi della superiorità cartaginese, perfetta per eseguire le rapide e imprevedibili manovre predilette da Annibale. C’erano inoltre numerose truppe mercenarie o alleate: Celti, Galli, Italici, dei quali Annibale sapeva usare al meglio le qualità e sfruttare senza scrupoli le debolezze. Ad esse vanno aggiunti reparti che oggi definiremmo specializzati, come i frombolieri delle Baleari e gli elefanti da guerra, utilizzati come forza di sfondamento, ma anche per il puro e semplice terrore che incutevano ai nemici. Forza d’urto, rapidità, imprevedibilità, paura e sorpresa erano i fattori che Annibale sapeva combinare come nessun altro, sfruttando le particolarità del terreno e il tempo atmosferico per potenziarne l’effetto complessivo.

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